DALLO STUDIO · #02
Location, outfit, props, effetti speciali, sottotitoli, più modelle e script enormi: ogni livello di complessità richiede tempo e lavoro. La domanda non è soltanto “si può fare?”, ma “quanto vuoi investire per farlo bene?”.
Una delle cose più interessanti dei video custom è che non esistono due richieste uguali.
A volte il cliente ha semplicemente una pratica in mente, sceglie una modella e ci lascia abbastanza carta bianca.
Queste sono spesso le richieste più semplici da gestire, perché possiamo prendere il concetto fondamentale della fantasia e adattarlo alla modella, all’ambiente, alla telecamera e a quello che sappiamo funzionare meglio sullo schermo.
Altre volte, invece, arriva qualcosa di completamente diverso.
Una sceneggiatura molto elaborata. Diversi outfit. Più location. Scene in interno e in esterno. Scene al buio e scene in piena luce. Props specifici. Oggetti particolari. Effetti speciali. Dialoghi. Sottotitoli.
Praticamente un piccolo film.
Non c’è niente di sbagliato.
Ma a quel punto bisogna affrontare una questione molto semplice:
quanto sei disposto a spendere per realizzarlo?
Una fantasia cinematografica ha costi di produzione
Noi siamo una piccola produzione indipendente.
Giriamo prevalentemente in ambienti che conosciamo e che possiamo controllare bene. Questo ci permette di produrre video custom a prezzi accessibili anche quando il budget del cliente non è enorme.
Questo, però, non significa che non possiamo realizzare qualcosa di più complesso.
Possiamo cambiare ambienti. Possiamo cercare costumi. Possiamo utilizzare props. Possiamo organizzare scene differenti. Possiamo dedicare più tempo alle riprese e ancora più tempo alla post-produzione.
Ma ogni elemento aggiuntivo richiede qualcosa.
Tempo.
Organizzazione.
Attrezzatura.
Preparazione.
Editing.
A volte spostamenti.
A volte acquisti.
E quindi denaro.
Il problema nasce quando qualcuno ci presenta una richiesta che, di fatto, assomiglia a un cortometraggio e poi si aspetta di pagarla come un semplice custom da dieci minuti.
Le due cose non possono funzionare insieme.
Se vuoi una produzione molto semplice, possiamo cercare di mantenere il prezzo molto semplice.
Se vuoi qualcosa di cinematografico, devi essere pronto ad affrontare anche una produzione più costosa.
Non puoi chiedere Spielberg alla regia con un budget da 100 euro.
Il tempo che il cliente non vede
Uno degli errori più comuni è valutare il lavoro necessario guardando soltanto la durata finale del video.
“Il video dura quindici minuti.”
Sì.
Ma questo non significa necessariamente che sia stato prodotto in quindici minuti.
Prendiamo una richiesta con cinque outfit diversi.
Ogni cambio significa interrompere le riprese, cambiarsi, controllare il costume, eventualmente sistemare trucco e capelli, preparare nuovamente la scena e verificare che tutto sia pronto per ripartire.
Se poi cambia anche l’ambiente, bisogna spostare oggetti, sistemare il set, modificare la luce e riposizionare la telecamera.
Cinque cambi di costume all’interno di un video breve possono richiedere più tempo dei minuti effettivamente registrati.
Quello che lo spettatore vede come un semplice cambio di scena può rappresentare una parte importante dell’intera produzione.
Una scena esterna di due minuti può costare più di dieci minuti in casa
Le riprese in esterno sono un altro esempio perfetto.
Nella fantasia è semplicissimo:
“Poi escono di casa e continuano la scena al parco.”
Nella realtà bisogna arrivare al luogo, portare quello che serve, trovare una zona adatta, gestire la luce naturale, il rumore, il meteo e soprattutto le persone che possono passare continuamente davanti alla telecamera.
Ci sono ambienti nei quali è possibile girare tranquillamente e altri nei quali non lo è affatto.
E naturalmente più il contenuto è particolare, più diventa importante trovare un luogo che garantisca sufficiente privacy.
Una scena esterna che nel video dura due minuti può quindi richiedere molto più lavoro di una scena interna molto più lunga.
Questo non significa che non possiamo farla.
Significa che quei due minuti non possono necessariamente costare quanto due minuti girati nella stanza accanto.
Più modelle non significa soltanto un compenso in più
Lo stesso vale quando aumentano le persone coinvolte.
Aggiungere una seconda modella non significa semplicemente aggiungere il suo compenso.
Bisogna trovare una data compatibile per entrambe, verificare che tutte accettino quello specifico contenuto, coordinare costumi e ruoli e gestire una scena che inevitabilmente diventa più complessa.
Con tre persone in scena, le possibilità aumentano.
Ma aumentano anche le cose che possono andare storte.
Bisogna riuscire a inquadrare correttamente tutti. Bisogna coordinare i movimenti. Bisogna evitare che una persona copra ciò che un’altra sta facendo.
Quindi “aggiungiamo semplicemente un’altra modella” non è sempre un’aggiunta così semplice.
Gli effetti speciali non compaiono da soli
Lo stesso discorso vale per gli effetti speciali.
Dal punto di vista dello spettatore, magari l’effetto dura cinque secondi.
Dal punto di vista di chi deve produrlo, quei cinque secondi possono significare preparare la scena in un certo modo, effettuare riprese specifiche, ripeterle più volte e poi lavorare in post-produzione.
Più l’effetto è particolare, più è probabile che richieda tempo.
E il tempo di produzione è parte del costo del video.
A volte il cliente vede soltanto il risultato finale e pensa:
“Ma è una cosa di pochi secondi.”
Può esserlo sullo schermo.
Non necessariamente lo è durante la lavorazione.
Anche i sottotitoli sono lavoro
Un esempio ancora più banale sono i sottotitoli.
Può sembrare una richiesta praticamente gratuita.
Abbiamo il video, aggiungiamo il testo sotto e abbiamo finito.
Purtroppo non funziona sempre così.
L’audio dei nostri video viene quasi sempre registrato direttamente durante la scena, in un ambiente reale, insieme ai rumori della stanza, ai movimenti e alle voci delle persone presenti.
Il riconoscimento automatico del parlato può aiutare, ma in molte situazioni non è abbastanza affidabile da poter semplicemente premere un pulsante e consegnare il risultato.
Se la trascrizione deve essere controllata e corretta manualmente — o addirittura fatta quasi completamente a mano — anche quella diventa un’altra fase di lavorazione.
Non è un problema.
Possiamo farlo.
Ma è lavoro.
E il lavoro ha un costo.
Anche il prop più banale deve arrivare da qualche parte
Un’altra frase frequente è:
“Serve soltanto questo oggetto.”
Soltanto.
Magari è una determinata uniforme. Un modello preciso di scarpe. Una particolare sedia. Un apparecchio medicale. Un certo tipo di accessorio.
Se lo abbiamo già, perfetto.
Se non lo abbiamo, qualcuno deve cercarlo.
Poi bisogna capire quanto costa, ordinarlo e aspettare che arrivi.
E magari stiamo parlando di un oggetto che verrà utilizzato per trenta secondi nel video.
Non significa che non valga la pena comprarlo.
Ma il fatto che un oggetto compaia per pochi secondi non significa che procurarselo sia gratuito.
A volte il problema non è il budget: è la realtà fisica
Naturalmente non tutto si risolve semplicemente spendendo di più.
Ci sono idee che, quando passano dalla fantasia alla realtà, presentano problemi molto più concreti.
Il cliente immagina una determinata composizione dei corpi, una posizione particolare o una precisa inquadratura.
Nella sua testa funziona perfettamente.
Poi proviamo a riprodurla davvero.
E scopriamo che un corpo copre quello che dovrebbe vedere la telecamera.
Oppure che la posizione è troppo scomoda per essere mantenuta.
Oppure che l’azione richiesta rende impossibile mettere la camera nel punto da cui il cliente vorrebbe vederla.
Questo è un elemento che chi guarda un video spesso non considera.
La telecamera deve fisicamente stare da qualche parte.
E quello che noi vediamo con gli occhi mentre siamo nella stanza non è necessariamente ciò che può vedere l’obiettivo.
Per questo capita che chiediamo al cliente di modificare leggermente una posa o una sequenza.
Non perché vogliamo cambiare la sua fantasia.
Perché vogliamo riuscire a mostrarla.
Un’unica scena senza tagli non è sempre la scelta migliore
A volte il cliente vuole che una sequenza venga girata interamente in un unico take.
Quindici minuti, venti minuti, magari anche di più.
Può essere una scelta interessante.
Ma comporta anche un rischio molto semplice: più lunga è una ripresa senza interruzioni, più aumentano le possibilità che qualcosa vada storto.
Una battuta sbagliata.
Un rumore improvviso.
Un problema con un oggetto.
Una posizione che deve essere corretta.
Un errore nella sequenza.
A quel punto ci sono due possibilità: lasciare l’errore oppure ricominciare.
E magari l’errore avviene al diciottesimo minuto.
Qualche volta un montaggio discreto e qualche taglio intelligente permettono di ottenere un video molto più naturale e piacevole di una scena artificialmente costretta a essere perfetta dall’inizio alla fine.
La continuità richiede attenzione
C’è poi un problema che diventa particolarmente importante quando la sceneggiatura prevede molti cambiamenti.
La continuità.
Il cliente immagina una storia lineare.
La modella entra nella stanza con un certo vestito, succede qualcosa, cambia ambiente, prende un oggetto, torna indietro, cambia abbigliamento e così via.
Ma per motivi pratici noi potremmo dover girare quelle scene in un ordine completamente diverso.
Magari tutte le scene ambientate nella stessa stanza vengono girate insieme.
Poi cambiamo set.
Poi torniamo a una scena che, nella storia, sarebbe avvenuta venti minuti prima.
A quel punto bisogna ricordarsi come erano i capelli, dove si trovava un determinato oggetto, quale parte del costume era già stata tolta, che illuminazione avevamo usato e mille altri piccoli dettagli.
Più cambi di set, outfit e props inseriamo, più mantenere una continuità perfetta diventa un lavoro vero e proprio.
Ancora una volta, sullo schermo sembra tutto semplice proprio perché qualcuno ha lavorato affinché sembrasse semplice.
Una reference può spiegare più di dieci email
Un altro problema frequente è semplicemente capire che cosa il cliente stia immaginando.
A volte riceviamo descrizioni molto precise che però, una volta lette, possono essere interpretate in due o tre modi diversi.
In questi casi chiediamo spesso una fotografia o un video di riferimento.
“Fammi vedere più o meno che cosa intendi.”
Una buona reference può risolvere in trenta secondi quello che altrimenti richiederebbe dieci email.
Ma anche qui ci sono situazioni curiose.
Chiediamo una foto per chiarire una posizione e riceviamo una fotografia che apre ancora più domande di prima.
Oppure una reference mostra un risultato finale ma non permette minimamente di capire come si dovrebbe arrivare a quella posizione.
Una reference è utile quando rende un concetto più chiaro.
Se richiede una spiegazione di tre pagine per capire che cosa dovremmo guardare nella fotografia, probabilmente non sta svolgendo molto bene il suo lavoro.
Più informazioni non significa sempre più chiarezza
E poi esiste l’estremo opposto.
Gli script enormi.
Ci sono clienti che ci inviano trenta pagine di istruzioni con decine o addirittura centinaia di fotografie.
Apparentemente dovrebbe essere il modo più sicuro per evitare qualsiasi incomprensione.
In realtà può succedere esattamente il contrario.
Quando ogni secondo ha un’istruzione, ogni movimento ha tre reference e ogni dettaglio viene spiegato cinque volte in modi leggermente diversi, diventa più difficile capire quali siano davvero le cose importanti.
L’informazione utile viene sommersa dall’informazione.
Un buon script non deve necessariamente essere corto.
Una fantasia complessa può richiedere una spiegazione complessa.
Ma dovrebbe esserci sempre una gerarchia:
Questo è indispensabile.
Questo è importante.
Questo sarebbe bello averlo.
Questo invece è soltanto un suggerimento.
Se tutto viene presentato come assolutamente fondamentale, alla fine niente lo è davvero.
“Solo una piccola cosa in più”
E poi c’è una frase che chiunque lavori con i custom prima o poi impara a conoscere molto bene:
“Già che ci siamo…”
Già che ci siamo, aggiungiamo un altro outfit.
Già che ci siamo, facciamo una breve scena fuori.
Già che ci siamo, mettiamo un piccolo effetto speciale.
Già che ci siamo, aggiungiamo i sottotitoli.
Già che ci siamo, facciamo anche un’altra inquadratura.
Preso singolarmente, ognuno di questi elementi può sembrare poca cosa.
Il problema è quando diventano dieci.
Dieci aggiunte da “soltanto cinque minuti” possono trasformare completamente la produzione.
In produzione, dieci piccole aggiunte non sono più piccole.
Ed è per questo che qualche volta un preventivo cambia mentre discutiamo i dettagli.
Non perché improvvisamente abbiamo deciso di far pagare di più lo stesso video.
Perché, poco alla volta, non stiamo più parlando dello stesso video.
Diteci cosa volete ottenere, non soltanto come pensate di ottenerlo
Secondo me questa è una delle regole più utili per ordinare un custom.
Spiegateci chiaramente che cosa volete vedere e soprattutto che cosa rende quella fantasia eccitante per voi.
Poi possiamo discutere insieme il modo migliore per realizzarla.
Magari l’idea originale prevede tre location ma possiamo ottenere praticamente lo stesso risultato con una sola location preparata in tre modi differenti.
Magari un effetto speciale molto complicato può essere sostituito da un’inquadratura intelligente.
Magari quella posizione impossibile può essere modificata di pochi centimetri e improvvisamente funziona perfettamente.
È proprio qui che un custom diventa una collaborazione.
Il denaro aumenta le possibilità. Non elimina la realtà.
C’è però un’ultima precisazione importante.
Un budget maggiore permette di fare molto di più.
Permette di dedicare più tempo alla produzione, procurarsi oggetti particolari, organizzare location, coinvolgere più persone e dedicare più attenzione alla post-produzione.
Ma non può rendere possibile qualsiasi cosa.
Non può rendere comoda una posizione fisicamente impossibile.
Non può mettere la telecamera in un punto nel quale non esiste spazio per una telecamera.
Non può eliminare i limiti personali di una performer.
Quindi la complessità ha certamente un prezzo.
Ma il prezzo non elimina i limiti della realtà.
Alla fine, quanto costa la tua fantasia?
Quasi ogni richiesta parte con una domanda:
“Si può fare?”
Molto spesso la risposta è:
sì.
Ma subito dopo arriva una seconda domanda che è altrettanto importante:
quanto vuoi investire per farla bene?
Perché esiste una grande differenza tra una fantasia e una produzione.
Nella fantasia puoi cambiare location istantaneamente. Puoi avere qualsiasi costume. Puoi aggiungere qualsiasi effetto. Puoi mettere la telecamera in un punto che fisicamente non esiste.
Nella realtà ogni scelta richiede tempo, spazio, persone e lavoro.
Questo non significa rinunciare alle fantasie elaborate.
Significa semplicemente capire che la complessità ha un prezzo.
E se il budget è limitato, il nostro lavoro non è fingere che quel limite non esista.
È trovare il modo migliore di utilizzare quel budget per conservare la parte della fantasia che conta davvero.
Perché non serve avere trenta scene, cinque outfit e quattro location se alla fine abbiamo perso proprio la cosa che ti eccitava all’inizio.
Steve Footjobs / DafneFetish
